Chimere

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I sussurri dei fogli sparsi sul tavolo,

la polvere che incipria i libri seri,

questo canto che viene da lontano,

da memorie di carezze antiche,

un calpestio di passetti infantili,

una luce spenta all’improvviso,

tra gli scaffali corre una bicicletta,

e dai cassetti chiusi bussano gnomi

dispettosi spacciatori d’incertezze,

il caffè si fredda e sospira aromi,

il timore lontano grida minacce

ancora vive, feroci, umilianti.

 

Un battito di ciglia e il respiro ansioso,

tutto si esala nell’alambicco fragile,

della mente smarrita in dedalo infinito.

 

Una mano sul volto per cancellare.

 

E soltanto una lacrima per assaggiarne il sale.

 

 

©francescorandazzo2019

 

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Ora ah

Nostalgia

 

 

 

Nostalgia

algìa del nostòs

tutti quelli che

per il tanto e il poco

che fummo

e mai fummo

uhm uhm

che fumiamo

vite aspirandole

marca Fenice

ma senza il belcanto

né resurrezione

nel presente stonato

incapaci d’arrenderci

ostentando ostensori

di soli gialli ritagliati

nel cartone colorato.

 

Nevralgia dell’esserci.

E indietro non si torna.

 

Buttiamoci tedeschitedeschi

nella Sehnsucht

ch’è meglio e suona figo

malati che siamo

del doloroso bramare

bramendo bradipi

brumosi ed irti.

 

Habe nun ach!

 

©francescorandazzo2010

Non contare i passi

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Non contare i passi che percorri nella notte,

ascolta soltanto il suono delle tue scarpe,

dalle finestre chiuse intrufola il pensiero,

muovi le braccia in una lingua muta,

attraversa il silenzio e le sue colonne d’Ercole,

perditi in un’avventura senza più tempo,

e ricorda di ringraziare ciò che dimentichi,

con un sospiro e un sorriso disegnerai

quella gioia impossibile nei giorni spietati.

 

 

©francescorandazzo2019

 

 

 

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Adesso è tempo di tacere

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Adesso è tempo di tacere,

sfogliarsi nel pensiero,

e non voler piacere,

mostrarsi scabri, rocciosi,

godere della rosa muta,

respirare vento e polvere,

mutare il tempo obliquo,

abbandonarsi come neve al sole,

tacere per pensare ad ogni cosa

inventandone il senso e creare

parole nuove, segrete, preziose.

 

 

 

©francescorandazzo2019

Deserto

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Quell’entusiasmo che non tornerà mai più,

l’abbandonarsi all’incosciente allegria,

perdersi nei giorni come fossero eterni,

trasognare attraversando universi racchiusi

in un bicchier di vino, un sorriso, un fiore

di pelle madida e bere, bere tutto il succo

della vita leggera nella giovinezza fiera

e spietata, come se tutto fosse sempre e mai

si poteva immaginare fosse all’improvviso

un finire polveroso, un deserto senza miraggi.

 

 

©francescorandazzo2019

Un mistero irrisolto

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E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. (Mt27,50-53)

Questo passo di Matteo è molto inquietante. C’è un coup de théâtre straordinario, persino esagerato, un effetto speciale che sfugge di mano al suo autore. Tutti ricordano l’eclisse e il terremoto ma dei sepolcri che si aprono e ne vengono fuori i morti, poco si sa. Questi uomini santi che si alzano dalle loro tombe e rimangono immobili finché tre giorni dopo Cristo risorge e finalmente si muovono, entrano in città, si mischiano ai vivi.

Sembra una scena di “Walking dead”, in chiave positiva, forse. Forse no, se si ricorda la ritrosia e quasi il disgusto che Gesù ha nei confronti del corpo putrescente e risorto di Lazzaro, dal quale praticamente fugge via.

E le donne, le pie donne, quando vanno al sepolcro, che scena hanno attraversato? Tutte le tombe sono scoperchiate. Probabilmente avranno incontrato qualche risorto che andava in direzione opposta alla loro. Avranno riconosciuto qualcuno? Saranno corse verso il sepolcro del loro amato, sperando d’incontrarlo? Certo che in questo scenario, l’annuncio dell’angelo diventerebbe una conferma di quanto già hanno visto e intuito.

Nel mistero della resurrezione del Messia, fortemente simbolico, salvifico, radiante, ecco che se ne apre un altro, profondo, sconcertante, perturbante, oscuro: tutti quei risorti che invasero la città, cosa fecero, come vissero, cosa dissero, a chi? E perché risorsero?

Cristo risorto ascenderà al cielo, ma loro, che fine avranno fatto? Nessuno lo saprà mai.

Molte storie, su di loro, potrebbero scriversi. Ma il silenzio è un enorme foglio bianco che li avvolge e assorbe, per sempre.

 

 

Stay assholes

 

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Detesto quelli che si prendono troppo sul serio, sempre dentro il ruolo e il titolo, belli gonfi a far la ruota, che sanno cosa possono o non possono fare gli altri, che criticano tutto e tutti perché non sono mediocri come loro, che scambiano l’umiltà per debolezza e la generosità per un’opportunità di vantaggio, che si proclamano detentori di verità assolute per prevaricare, che si sentono nuovi e rivoluzionari e quando afferrano un potere qualsiasi, anche piccolo, ne approfittano biecamente, che ti stringono la mano disprezzandoti, che ti abbracciano come se fossi plastica, che ti baciano come se avessi le guance a cinque centimetri da dove stanno veramente, che ti dicono sì ma è no, che non dicono mai no ma è no, che non rispondono alle telefonate, alle mail, e quando comunque li becchi, mentono, quelli che non sanno ridere di sé stessi ma sghignazzano prendendo in giro gli altri, quelli hanno sempre qualcosa da invidiare, quelli che con la lingua danno passate sulle quali potresti fissare il parquet, quelli che si sentono così sfigati che alla fine la colpa è sempre di qualcuno, quelli che si credono chissà che ma valgono zero, quelli che boh, chi se ne frega, quelli che cazzo perché no a tutto, quelli che cazzo perché sì a tutto, quelli che la mattina si svegliano pensando di essere il leone che insegue la gazzella e invece sono le blatte che risalgono dai tubi. E nessuno di questi capirà mai che la società dei Bonobo è il migliore dei mondi possibili. Io invece, in un’altra vita, se rinasco, voglio essere un Bonobo. Cosa sono e cosa fanno i Bonobo cercatevelo su Wikipedia o forse è meglio di no. Stay assholes.

Cremùna

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Carmina Burana gridati dalle pietre antiche,

circonvoluzioni di pitture geometriche,

violini ignudi esposti in liuterie esoteriche,

cabale danzanti di libri non ancora scritti,

qui tutto  si ripete incessantemente.

Tra il cicaleccio sommesso del passeggio,

si ascoltano le spiritose tentazioni di Mefisto,

i trilli singhiozzanti di Tartini e quelli striduli

di un implacabile Paganini: Stradivari sorride,

mentre scricchiolano i suoi legni stagionati.

Sotto gli archi risuonano i tacchi consunti

di prelati, nobili ed eretici in eterna fuga.

I piedi sanguinanti di Cristo sussurrano sguardi

e centinaia di cani fantasma abbaiano muti.

Un omobono suona tre note di tromba

come uno sberleffo triste, nostalgia di terracotta.

 

Quasi nessuno se ne accorge.

I pochi che lo fanno, tacciono

come custodi timorosi, scorbutici

come angeli caduti e dispettosi.

 

 

 

francescorandazzo2019

Sospeso

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Sopra i sepolti, tra le mura storte,

tra nuvole grigiastre e finti soli,

tocca il giovane le corde con l’archetto,

cerca la voce, sfrega il nervo vivo,

accorda e disaccorda fantasime e viventi,

sospira doppie note di passaggi

tra mondi e mondi ciechi e sordi,

cerca il riso che può placare il pianto,

cerca il pianto che acquieta la risata.

E nello stacco della fine, sospeso l’arco,

tra il silenzio, crea la nostalgia del suono,

sospeso, in punto e raggio, sente

lo sconcertante sussurro dell’esistere.

 

 

 ©francescorandazzo_2018

Black Friday

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Una volta l’anno compra

in saldo una coscienza,

mettiti in fila per sentire

che hai qualcuno accanto,

lanciati all’abbraccio e

cedi qualcosa di te

senza pensarci troppo.

Lascia vuoti gli scaffali

del pregiudizio e della rabbia,

fai sold out e lascia

il negozio dell’odio

vuoto.

 

 

 ©francescorandazzo