Sospeso

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Sopra i sepolti, tra le mura storte,

tra nuvole grigiastre e finti soli,

tocca il giovane le corde con l’archetto,

cerca la voce, sfrega il nervo vivo,

accorda e disaccorda fantasime e viventi,

sospira doppie note di passaggi

tra mondi e mondi ciechi e sordi,

cerca il riso che può placare il pianto,

cerca il pianto che acquieta la risata.

E nello stacco della fine, sospeso l’arco,

tra il silenzio, crea la nostalgia del suono,

sospeso, in punto e raggio, sente

lo sconcertante sussurro dell’esistere.

 

 

 ©francescorandazzo_2018

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Black Friday

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Una volta l’anno compra

in saldo una coscienza,

mettiti in fila per sentire

che hai qualcuno accanto,

lanciati all’abbraccio e

cedi qualcosa di te

senza pensarci troppo.

Lascia vuoti gli scaffali

del pregiudizio e della rabbia,

fai sold out e lascia

il negozio dell’odio

vuoto.

 

 

 ©francescorandazzo

Sehnsucht Leben

Alla fine della decadenza e della disperazione barocca, la strada si apre di faccia al mare. Su un crepuscolo quasi ingoiato dalla notte, riluce una luna piena, come un occhio splendente, uno specchio che cattura il sole nascosto e crea una strada di polvere chiara sulla superficie dell’acqua. Si ascolta un respiro liquido, di onde che si frangono sugli scogli, piccole eruzioni di spuma, rigurgiti oscuri dal fondo nero. Qua e là pulsano lampare come stelle cadute sul cuore oscuro del mare. Respiro anch’io, mi sciolgo dal petto alla spuma, dal cuore rigurgito un ansimo vastissimo, come se fossi attratto dall’inquietudine del precipizio nell’oscurità. Alzo gli occhi e immagino di vedere un pesce balena, disegnato dalla mano esperta di un amanuense che abbellisce di fantasiose paure animali un bestiario medievale. Lontanissima, tra la cesura tra l’acqua e il cielo, oltre il riverbero lunare, sul taglio diagonale dell’occhio, mi appare, sospesa, una città di cristallo, esilissima ma superba, come una promessa di salvezza, ma a costo di una perdizione incondizionata. E sento il richiamo del volo, della caduta, della trasformazione, come un desiderio pericolosissimo e fascinoso. Vorrei ridere e piangere e sussurrare parole che non conosco, vorrei creare tra il fegato e l’aorta, un diamante che racchiuda tutto quel che vedo, che custodisca la promessa, senza rompersi mai, anche quando non ci sarà nient’altro che polvere e vento e acqua, ignari di me e della mia nostalgia dell’attimo presente.

Libertà

clerici venezia senza acqua

Se pure non lo sai

cosa vuol dire ama

la libertà

Non credere

sia facile cosa

Non credere sia solo tua

Lasciala

andare dappertutto

Così soltanto

vive davvero

Sa regolarsi sai

Lei sa dividersi

in ognuno

senza tradire

Non s’appaga

d’essere abusata

e si frantuma

quando la costringi

Se pure non lo sai

lei sa di te

la togli ad uno solo

e ti sparisce

Non te n’accorgi

e già sei privo

anche solo di pensare

quel che non c’è più

© francesco randazzo

Piccola grazia

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Piccola grazia, che hai ricevuto

un secolo lunghissimo di fede

nella vita, in un Dio innamorato

del tuo sorriso e del tuo pianto,

dell’umiltà e della tua ostinazione.

Perché tutto va fatto bene e fino in fondo,

con modestia e con orgoglio, ogni tanto

un piccolo borbottio, ma così, leggero,

senza supponenza, solo un po’, così,

per un piccolo sfogo dello spirito,

per una lieve scossa del corpo stanco.

 

Piccola grazia, cosa tu potrai ancora

ricevere, dal tempo, dall’amore, dal tuo Dio?

Non lo sai e non credi sia più molto.

Eppure sai, nel silenzio che arriva,

nello scurirsi della luce, è pieno

di suoni e luci ancora per te, tu puoi

avere in dono ancora il mare oceano

immenso e profondissimo e tutti,

tutti i pesci colorati e guizzanti,

tutti i rossi coralli, i bianchi anemoni,

i sublimi canti delle balene, dei delfini,

e tutta la spuma vaporosa delle onde.

Tutto il sole avrai per te a scaldarti

e sentirai ogni raggio accarezzarti,

e i pianeti danzeranno in cielo per te,

giocheranno le stelle a correre e guizzare,

ricamando il tessuto della memoria densa.

Su tutti i prati ogni filo d’erba sarà ancora

la tua corsa di bambina, su ogni strada

ancora, crescendo, camminerai decisa.

Ascolterai tutte le voci dei bambini,

degli innamorati le promesse e i sogni,

le risate squillanti e le parole chiare,

le frasi più importanti e le più sciocche,

tutti i suoni e la musica che il tempo

in te ha conservato, e una canzone

che in cuore hai custodito sempre.

E i mille volti, di tutti i colori,

di chi hai incontrato o sognato,

e ancora tornano e torneranno sempre,

come un fiume che sfocia alla sorgente.

 

Piccola grazia, il tempo in te è un mondo,

un universo senza più paure, soltanto,

ogni tanto, un brivido e un sospiro,

ma sempre col respiro di un sorriso,

la vita, tutti i ricordi, tutto l’avvenire,

in te, in chi hai amato e ancora t’ama,

serenamente, come te sei stata e sei,

piccola grazia, che sognando vola.

26/10/2018

©francescorandazzo

image by Grace Garton

Epigrafe

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Mi piace l’incompiuto ed il sospeso,

l’immaginato mai descritto, vano,

quel che sta appeso a un filo della mente

e sventola curiosamente allegro,

del tutto e niente l’assenza presente.

 

Mi piace la caduta, non lo schianto,

lo sgravio dal fardello del mio peso,

la vertigine, il verticale abisso,

il grido muto di angeli caduti

che chiamano tutt’i nomi del mondo.

 

Abbracciami sospiro incontrollato,

diaspora dell’essenza senza casa,

fa’ del dolore fumo profumato.

 

 

©francescorandazzo2018

 

Image: Self portrait by Lucian Freud

Senza sillabe

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Acufeni intonati

in coro cinquettante

nel bosco della mente

Gorgheggi stranamente

meravigliosi armonici

stupiscono e rivelano

quanto perfetto

possa essere

il caos dell’anima

la faglia nel diapason

dell’equilibrio fisico

 

Quando torna il silenzio

sorprendentemente

la calma sussurra

la certezza che la vita

dentro di noi

è un haiku

senza sillabe

 

 

 

©francescorandazzo2018

Se sapessi nuotare

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Se sapessi nuotare

mi tufferei e di braccia

arriverei a un nuovo mondo.

 

Invece cammino sott’acqua,

come un flâneur affondato,

che si ostina ad andare,

verso non si sa che.

 

Ogni tanto mi fermo

e converso amabilmente

con il silenzio e i pesci

annuiscono brillanti

come schegge di sole

esploso nell’acqua,

li sento ridere

e mi confortano.

 

 

 

©francescorandazzo2018

Un giorno, prima o poi.

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Tu che gridi, inveisci, chiudi,

proibisci, insulti, esulti, tu

seduto sulla tua casuale fortuna,

fomentatore di paure e odio, tu,

anche tu, un giorno morirai.

Non c’è scampo a questo.

 

Rinascerai su un barcone alla deriva.

Rinascerai in un campo profughi.

Rinascerai oppresso palestinese

o siriano o curdo senza patria

o con il marchio del disprezzato ebreo

o nel fango sporco del negro d’Africa.

Rinascerai bambino che fruga nella spazzatura.

Rinascerai padre di figli uccisi davanti a te.

Rinascerai figlio di genitori disperati.

Rinascerai abbandonato dalla pietà.

Rinascerai sporco, denutrito, affamato.

Rinascerai, forse così, più umano.

 

Oppure no.

Oppure sarai verme della terra.

O scimmia chiusa in uno zoo.

O serpente nascosto tra le pietre.

O ratto che corre sull’argine del Tevere.

O cavallo o asino o maiale o bovino,

destinato allo scannatoio, con gli occhi

increduli, dinanzi alla crudeltà del tuo destino.

Oppure no.

Forse ti spegnerai e basta.

Nessun paradiso o inferno in regalo.

Nessuna trasformazione.

Soltanto un silenzio vuoto

e il sospiro di sollievo

del mondo liberato

dal peso della tua rovina.

 

Un giorno, prima o poi.

Ma chieditelo adesso,

se sei un uomo, chi sei,

e cosa mai di te sarà

nel giorno della fine

quando tutto ti verrà

comunque tolto,

irrimediabilmente.

 

©francescorandazzo2018