Un giorno, prima o poi.

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Tu che gridi, inveisci, chiudi,

proibisci, insulti, esulti, tu

seduto sulla tua casuale fortuna,

fomentatore di paure e odio, tu,

anche tu, un giorno morirai.

Non c’è scampo a questo.

 

Rinascerai su un barcone alla deriva.

Rinascerai in un campo profughi.

Rinascerai oppresso palestinese

o siriano o curdo senza patria

o con il marchio del disprezzato ebreo

o nel fango sporco del negro d’Africa.

Rinascerai bambino che fruga nella spazzatura.

Rinascerai padre di figli uccisi davanti a te.

Rinascerai figlio di genitori disperati.

Rinascerai abbandonato dalla pietà.

Rinascerai sporco, denutrito, affamato.

Rinascerai, forse così, più umano.

 

Oppure no.

Oppure sarai verme della terra.

O scimmia chiusa in uno zoo.

O serpente nascosto tra le pietre.

O ratto che corre sull’argine del Tevere.

O cavallo o asino o maiale o bovino,

destinato allo scannatoio, con gli occhi

increduli, dinanzi alla crudeltà del tuo destino.

Oppure no.

Forse ti spegnerai e basta.

Nessun paradiso o inferno in regalo.

Nessuna trasformazione.

Soltanto un silenzio vuoto

e il sospiro di sollievo

del mondo liberato

dal peso della tua rovina.

 

Un giorno, prima o poi.

Ma chieditelo adesso,

se sei un uomo, chi sei,

e cosa mai di te sarà

nel giorno della fine

quando tutto ti verrà

comunque tolto,

irrimediabilmente.

 

©francescorandazzo2018